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TRENTO TRA 2 STORIE

  • 11 ago 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Bypass di Trento: tra sogni patinati e realtà in ritardo


A volte, per capire come stanno davvero le cose, basta leggere due giornali nello stesso giorno.

Quello che accade, però, non è chiarezza: è spaesamento.


In questi giorni , ad esempio, abbiamo aperto 2 quotidiani locali.

Sul primo, un viaggio entusiasmante nella Trento del 2040, con rendering scintillanti: ferrovia interrata, parchi, aree verdi e funivia del Bondone. Tutto ordinato, armonioso, quasi pronto da sfogliare in un catalogo di architettura urbana.

Sul secondo, invece, un racconto fatto di scadenze che slittano, cantieri che arrancano e date “ballerine” che potrebbero portarci ben oltre il 2030.


Due narrazioni, due mondi. Ma la stessa città.


E allora, da cittadini, ci chiediamo: come si fa a orientarsi?

Il primo ci propone una visione lunga e seducente, che però – a ben guardare – poggia su un presupposto non da poco: l’interramento della linea storica, il “cuore” del sogno SuperTrento, non è finanziato e sarebbe possibile solo dopo aver completato il bypass. Il bypass stesso, però, secondo un quotidiano non vedrà la fine prima del 2030… se tutto va bene.


Se uno legge solo il primo articolo, esce con la sensazione che la rivoluzione urbana sia dietro l’angolo. Se legge solo il secondo, invece, pensa che i cantieri ci accompagneranno per lustri, con l’ipotesi concreta di arrivare al 2040 prima di vedere il sogno realizzato.


Il problema non è solo il contenuto, ma la percezione.

Quando l’informazione, per varie ragioni, tende a privilegiare la visione rispetto allo stato reale delle cose, il rischio è che il cittadino perda la bussola. Non serve pensare a complotti: basta ricordare che chi governa una città, o una provincia, governa anche il flusso delle notizie ufficiali, i tempi delle comunicazioni, i rendering mostrati nelle conferenze stampa.


Chi scrive sui giornali non è libero da vincoli: ci sono scelte editoriali, tempi, rapporti istituzionali e, sì, anche linee da seguire. È una questione delicata, perché un conto è dare speranza, un altro è alimentare aspettative che – dati alla mano – rischiano di essere irrealizzabili.


La nostra sensazione è che i cittadini meritino un’informazione meno “a compartimenti stagni” e più incrociata: dire apertamente che il bypass è in ritardo, che l’interramento non è finanziato, che i cantieri sono complessi e che i tempi si allungano. Poi, se si vuole, aggiungere anche la visione futura. Ma con la premessa onesta: non è dietro l’angolo, e non sarà indolore.


Perché i nostri amministratori, davanti alla realtà, difficilmente ammetteranno di aver sbagliato. E per questo, almeno l’informazione, dovrebbe mantenere quel ruolo scomodo ma indispensabile: dire ai cittadini le cose come stanno, non solo come si vorrebbe che fossero.

 
 
 

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