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Quando la democrazia resta a terra e solo i cavi salgono


🚡 Manuale semiserio della funivia: come buttare 96 milioni e litigare con i cittadini

Assemblea a Sardagna, presentazione della “grande opera” funiviaria Trento–Bondone.

Un progetto da 96 milioni di euro – di cui 37,5 piovuti dallo Stato – che i tecnici provinciali e comunali, il Sindaco e l’assessore Failoni hanno raccontato come il futuro radioso della città.

Solo che, a quanto pare, il radioso futuro ha già la polvere negli ingranaggi.

1. La VIA, quella sconosciuta

Domanda banale: un’opera da quasi 100 milioni di euro, che impatta ambiente, paesaggio e vita dei residenti… non dovrebbe passare da una Valutazione di Impatto Ambientale?

Risposta implicita della serata: “No, non c’è tempo, i soldi vanno spesi subito”.

E allora, a cosa serve la democrazia partecipativa? Forse solo a riempire le sale delle assemblee per applaudire in coro?

2. Fermate a caso (ma proprio a caso)

Candriai – guarda caso la località con più abitazioni e un potenziale collegamento con Sopramonte – viene saltata.

Rimangono solo Vaneze e Vason, zone di seconde case e alberghi.

Tradotto: niente servizio per i residenti, ma un impianto turistico travestito da trasporto pubblico.

A questo punto, perché non chiamarlo direttamente “Funivia Hotel Express”?

3. Sardagna? Grazie, arrivederci

La nuova stazione sarà a 1,3 km da quella attuale.

Peccato che la funivia di Sardagna oggi serva proprio per portare i turisti al belvedere. Con lo spostamento, addio panorama, addio flusso, addio indotto.

E già ora l’impianto perde 1,5 milioni di euro all’anno. Ma tranquilli: le nuove previsioni dicono che andrà tutto bene. Magari lo stesso ottimismo dei bilanci degli hotel negli anni ’70.

4. Metodo collaudato: blindare e correre

Il copione è sempre lo stesso:

progetto blindato,

tempi stretti,

valutazioni saltate,

chiarezza assente.

Si chiama “grande occasione”.

Traduzione: o si fa così o niente.


Conclusione (amara ma necessaria)


Siamo di fronte all’ennesima opera che parte con grandi promesse e rischia di concludersi con grandi debiti. Un progetto che divide, non unisce.

Una funivia che, più che collegare la città al Bondone, sembra collegare i fondi pubblici alle casse di pochi.

E allora la domanda è semplice, quasi banale:

Vogliamo davvero un futuro appeso a una fune senza VIA, (valutazione di impatto ambientale) senza logica e senza confronto?

 
 
 

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