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Il nuovo muro di Trento


Da qualche giorno, via Brennero sfoggia un nuovo “monumento”: una muraglia di cemento alta fino a cinque metri, costruita per delimitare l’area dello scalo Filzi, il grande cantiere per il bypass ferroviario. Un’opera che, a prima vista, sembra l’ennesima ferita inferta a un territorio già martoriato.


Stiamo parlando di uno dei cantieri più complessi e controversi della città, un progetto che non solo ha impatti significativi sul traffico e sul quotidiano dei residenti, ma pone anche serie problematiche ambientali. Il terreno è notoriamente contaminato, e i lavori potrebbero sollevare polveri tossiche. Ma su questo silenzio totale: la giustificazione ufficiale per il muro è che si tratta di “barriere antirumore”.


Un monumento alla fantasia politica!

Ci dicono che queste barriere servono a ridurre il rumore… ma per chi? Non ci sono abitazioni nelle vicinanze. E se invece fossero state pensate per contenere le polveri? Beh, è chiaro: il vento sicuramente si fermerà rispettosamente al confine della barriera.


Oppure – ed è solo un’ipotesi, ovviamente! – queste barriere servono per nascondere il cantiere infinito e distrarci dall’evidente devastazione del territorio. Insomma, un’opera più utile a proteggere l’amministrazione dalle critiche che i cittadini dal rumore.


Nel frattempo, a Cristo Re, le famiglie che convivono da anni con il frastuono della ferrovia aspettano ancora le loro barriere antirumore. Quelle vere, per proteggere le persone. Ma evidentemente, lì “non c’è budget”. Trento ora ha un nuovo biglietto da visita per chi arriva in città dove la sensazione è che i cittadini siano l’ultima cosa che conta.

 
 
 

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